| Uve di Valtellina, schede.... 1.Brugnola
Sinonimo: Fortana, Uva d'oro, Fruttana, Prungentile.

CARATTERISTICHE AMPELOGRAFICHE
GERMOGLIO: apice aperto, abbondantemente lanugginoso, di colore biancastro con marcata
colorazione rosso-violacea agli orli.
Foglioline apicali (da 1 a 3): spiccata colorazione bronzo-ramata diffusa su tutta la
lamina fogliare, ma in concentrazione diversa e più accentuata ai margini. Orlature
violacee evidenti anche nella pagina inferiore; abbondantemente lanugginose inferiormente.
Foglioline basali (4-5): verdi con sfumature bronzo-ramate, inferiormente poco lanugginose
con setolosità diffusa sulle nervature anche di ordine inferiore.
TRALCIO ERBACEO ALLA FIORITURA: contorno liscio, verde leggermente striato di rosso e
nodi rossi. Tratto apicale a pastorale.
FOGLIA ADULTA: di media grandezza, talvolta grande, pentagonale, quinquelobata o
trilobata.
Seno peziolare a lira o chiuso con bordi sovrapposti. Seni laterali inferiori più o meno
sviluppati, a U o nelle foglie trilobate a V e appena accennati. Seni laterali superiori a
U o a lira, talvolta chiusi con bordi sovrapposti talora con dente sulla base.
Caratteristica è la forma a graffa (1) alla base dei seni laterali. Lembo sottile, a
superficie liscia e lucida, a profilo piano o a coppa con margini leggermente revoluti. La
pagina superiore è glabra, quella inferiore aracnoidea con setolosità rada sulle
nervature. Denti poco pronunciati a base media e margini rettilinei o concavi-convessi.
La base delle nervature principali è di colore verde. Anche il picciolo è verde sfumato
di rosa violaceo vicino al lembo.

INFIORESCENZA: fiore ermafrodita con numero di inflorescenze da 1, 1 a 2 per germoglio.
GRAPPOLO A MATURITA': medio-grande, conico allungato, irregolarmente alato, spesso con
ali sviluppate, spargolo particolarmente all'estremità distale.
Peduncolo allungato, piuttosto sottile, ma resistente, elastico di colore rosso-violaceo
come sovente il rachide nella parte distale.
ACINO: medio-grande o grande (3.44 g), ellissoidale corto (d.e./d.I.= 0.93), di
dimensione non uniforme anche a causa dell'acinellatura dolce che rappresenta una
caratteristica varietale.
Buccia molto pruinosa, sottile, tenera, di colore bleu-nero uniforme.
Polpa colorata, croccante e succosa, legger mente acidula.
Succo leggermente colorato a sapore semplice o leggermente aromatico.
Pedicello sottile di colore verde con cercine verde o anche violaceo.
FENOLOGIA:
- Epoca di germogliamento: tardiva metà di aprile, in ritardo di 10- 15 giorni rispetto
alla Chiavennasca.
- Epoca di fioritura: prima decade di giugno 5-7 giorni in ritardo rispetto alla
Chiavennasca.
- Epoca di maturazione: l'invaiatura si verifica ai primi giorni della seconda decade di
agosto, così come la Chiavennasca della zona o in lieve anticipo. Anche la successiva
colorazione e maturazione dei grappoli riflette la situazione della Chiavennasca.
CARATTERISTICHE ED ATTITUDINI COLTURALI:
- Vigoria: da buona ad elevata.
- Produzione: costante ed elevata.
- Potatura: corta o di riduzione, 15-20 gemme per ceppo distribuite su 2-3 capi a frutto.
- Resistenza alle malattie: buona anche nei riguardi della muffa grigia e della
peronospora. Sensibile agli attacchi tardivi di oidio.
- Posizione dei primo germoglio fruttifero: terzo nodo, ma anche il secondo.
- Fertilità potenziale media delle gemme:1,38.
- Fertilità potenziale delle prime quattro gemme: 0,82.
- Fertilità reale media delle gemme: 1,02.
UTILIZZAZIONE:
Vitigno che partecipa all'uvaggio nella produzione dei vini classici di Valtellina.
Ammostata in purezza la Brugnola permette di ottenere un vino caratterizzato da gradazione
alcolica ed acidità moderate, che potrebbe ben configurarsi nell'ottenimento di un vino
novello di pronto consumo.
Alla Brugnola viene riconosciuta la duplice attitudine di uva da tavola e da vino. La sua
presenza nel vigneto era quindi legata, oltre che alla vinificazione, anche al piacere di
gustarla allo stato fresco. Diffusa era anche la consuetudine di far appassire i grappoli
ancora legati a porzioni di tralcio, per poi consumarli nel periodo invernale.
Si distingue per un ciclo vegetativo breve, segnato da un risveglio molto tardivo. Il
vitigno è comunque piuttosto vigoroso con tralci ingrossati e dagli internodi mediamente
allungati che ben si adatta a forme di allevamento espanso. Predilige l'esposizione alla
luce e alle temperature elevate, anche se spesso è collocato sui terrazzi pianeggianti o
al piede della fascia vitata dove non teme i rigori invernali e le gelate primaverili
tardive. Nella fase di maturazione il peduncolo assume una colorazione rosso-violacea.
Nell'ambito della varietà si è osservato un biotipo che si differenzia per i seguenti
caratteri:
FOGLIA ADULTA: medio-grande o grande e forma più tondeggiante, da pentagonale ad
orbicolare, quinquelobata o trilobata. Seno peziolare poco aperto a lira o a U, ma anche
chiuso, talora con bordi sovrapposti.
GRAPPOLO A MATURITA': grande, piramidale o cilindrico allungato con ali assai sviluppate e
pendule (non infrequente un'ala molto pronunciata e lungamente peduncolata), sovente
composto.
Il grappolo ha un aspetto da mediamente spargolo a leggermente compatto.
Peduncolo sottile, allungato, molto resistente elastico di colore verde giallastro.
ACINO: grande (4,06 g), sferoidale (d.e./d.I.= 0.97) la cui grossezza è abbastanza
uniforme. Sezione trasversale regolare e circolare, con buccia pruinosa, di colore
rossogrigio in vicinanza del cercine che diviene rosso scuro-violetto o bleu-nero nella
parte esposta al sole (la colorazione è legata alla carica produttiva).
Polpa lievemente croccante, succo poco colorato e acidulo, dai profumi e sapori fruttati.
Pedicello allungato, sottile e verde come il cercine.
Gli aspetti fenologici e colturali rispecchiano quanto già detto a proposito della
cultivar. Caratteri distintivi sono legati alla bacca che presenta una maggiore
uniformità di grossezza ed una forma più sferoidale. Si è osservata anche una maggior
sensibilità alla muffa grigia.
Le Brugnole vengono compiutamente descritte da Pietro Ligari (13), il quale riferendosi
alle uve "Prugnole" afferma: "...di grani assia grossi, dolcissimi e pieni
di mosto... ".
2.Chiavennasca
Sinonimi: Nebbiolo, Spanna (Vercelli e Novara), Picotendro (Valle D'Aosta).

CARATTERISTICHE AMPELOGRAFICE
GERMOGLIO: apice aperto, abbondantemente lanugginoso, di colore bianco verdastro con
orli marcatamente rosso porpora.
Foglioline apicali (da 1 a 3): di colore bianco verdastro con orli rosso porpora la I',
verde chiaro giallastro con sfumature ramate più o meno abbondanti la 2' e la 3 a;
inferiormente cotonose.
Foglioline basali (4-5): verdi sfumate di rame, inferiormente da lanugginose a molto
lanugginose.
TRALCIO ERBACEO ALLA FIORITURA: contorno poco angoloso abbondantemente striato di rosso
nella parte dorsale, verde in quella ventrale; tratto apicale a pastorale.
FOGLIA ADULTA: medio-piccola, da cuneiforme a pentagonale, quinquelobata talvolta
eptalobata. Seno peziolare aperto a U, talora con dente sul bordo. Seni laterali,
inferiori a U, talora a V. Seni laterali superiori più profondi a U o a lira a volte
chiusi, con bordi leggermente sovrapposti. Lembo sottile a superficie finemente bollosa a
profilo piano con margini revoluti. Dentatura accentuata, denti a base media poco
pronunciati e margini tendenzialmente rettilinei o concavi-convessi. La pagina inferiore
è poco lanugginosa con nervature setolose e di colore rosso violaceo alla base. Picciolo
verde spesso con abbondanti striature rosso violacee.
INFIORESCENZA: fiore ermafrodita con una inflorescenze o meno per germoglio.
GRAPPOLO A MATURITA': medio, cilindrico o conico, allungato con ali brevi o poco
sviluppate, pendule, mediamente spargolo.
Peduncolo allungato, frequentemente bruno o rosso violaceo, semilegnoso o legnoso fino al
punto di abscissione.
ACINO: medio-piccolo (1.84 g), ellissoidale corto (d.e./d.I.= 0.94), buccia molto
pruinosa, sottile, ma consistente di colore bleunero uniforme.
Polpa molle, succosa, non colorata, leggermente acidula e astringente. Succo non colorato
di sapore semplice e netto.
Pedicello con cercine verde, ma frequentemente sulle prime ramificazioni del rachide anche
bruno con cercine violaceo.
FENOLOCIA
- Epoca di germogliamento: nelle zone tradizionali, fine marzo primi di aprile, in quelle
marginali ed in quota è ritardata di dieci-quindici giorni.
- Epoca di fioritura: fine maggio - prima decade di giugno.
- Epoca di maturazione: nelle zone più vocate e precoci l'invaíatura si verifica a
partire dai primi giorni dì agosto (Berbenno, Sondrio, Chiuro) all'inizio della seconda
decade del mese (Villa di Tirano).
Nei vigneti in quota e nelle zone dove la maturazione è più tardiva si osserva un
ritardo di 10-20 giorni. Anche la maturazione fisiologica rispetta questa scalarità
interessando un periodo che va dalla prima decade di ottobre fino all'ultima decade del
mese.
CARATTERISTICHE ED ATTITUDINI COLTURALI
- Vigoria: da buona ad elevata.
- Produzione: medio-buona e regolare.
- Potatura: corta. Nel sistema di allevamento tradizionale si conservano 16-25 gemme per
ceppo distribuite su due o tre capi a frutto a cui si aggiunge uno sperone.
- Resistenza alle malattie: sensibile all'oìdio, suscettibile alla muffa grigia negli
autunni umidi, mentre buona è la resistenza alla peronospora.
- Posizione del primo germoglio fruttifero: secondo nodo.
- Fertilità potenziale media delle gemme: 1,37.
- Fertilità potenziale delle prime quattro gemme: 0,92.
- Fertilità reale media delle gemme: 0,97.
UTILIZZAZIONE
La Chiavennasca è il vitigno che ha segnato la storia vitivinicola valtellinese e che
ancora oggi caratterizza le produzioni dei vini classici a D.O.C. di Valtellina.
L'origine della parola "Chiavennasca" è ancora motivo di contestazione. In
passato il termine è stato accostato a Chiavenna ritenendo che il vitigno fosse
originario di quella valle e poi successivamente introdotto ìn Valtellina.
Altra tesi vuole che derivi da "ciù venasca" cioè vitigno con più vena e
vigore; altri, e 18 sono i più, ne sostengono l'origine legata a Ilciú vinasca"
ossia più adatta alla trasformazione in vino.
La Chiavennasca viene considerata una sottovarietà del Nebbíolo (vitigno tipico del
Piemonte) la cui culla è da ricercare nell'Albese e nelle Langhe. Nella letteratura
agronomica il Nebbiolo si trova citato già alla fine del sec. XIII da parte di Pier De
Crescenzi (7) " ... è un'altra spezie d'uva nera, la quale è detta Nubiola
(Nebiolus), la quale è dilettevole a manicare, ed è meravigliosamente vinosa, ed ha il
granello un poco lungo, e vuol terra grassa e molto letaminata, e teme l'ombre e tosto
pullula, e fa vino ottimo e da serbare e potente molto e non deve stare né graspi oltre
un dì o due. E questa è molto lodata nella città dAsti e in quelle parti. "
Il termine, etimologicamente, deriva da nebbia, prendendo quindi il nome da una velatura
pruinosa molto marcata che riveste l'acino maturo.
Trovasi cenno di questo vitigno anche nell'opera di Gian Battista Croce (6) che nel
1606 riporta: "... Seguono le nere (uve), delle quali dicesi esser la Regina il
Nebiol, così forse detto per trasposizione di lettere, come Nobile: poiché fa vino
generoso, gagliardo, e dolce ancora, come nel suo loco diremo, quallungamente, e bene si
conserva. L'uva è rara, lo graspo, o come noi diciamo, la rappa verde, e i grani rotondi,
non però molto grossi."
L'epoca di introduzione del vitigno in Valtellina non è conosciuta, risulta certa la sua
diffusa coltivazione già nel XVI secolo.

Così anche la denominazione di "ciuvinasca" già al tempo consolidata nel
dialetto locale starebbe a confermare la sua antica presenza (4). "...obligati
sintfundum suprascriptum vineatum redimere et plantatum vitibus vulgari sermone appellatis
Chiuinasche exceptibus vítibus numero víginti cuiuslibet alterius generis uvarum
arbitrio dictorum emphitheoatarum, reservato tamem genere uvarum vulgo nominatarum
Bottazzere "... "Fundum predictum laborent seu aptent ut dicitur ad opoli,... et
labori s necessarijs s teneant.. vites suis debitis temporibus, ut dícitur sbrattar delle
foglie, ut uvae maturare possint.. etfundum manutenere bene plantatum, munitumque palis
castaneis.. " vale a dire [ " ... vigna concessa a livello con l'onere di
ripristinare a coltura il fondo a regime oppolivo piantando viti dette in dialetto locale
"Ciuvinasca", salvo venti piante di altro genere a discrezione dell'investito,
con esclusione comunque della varietà detta "Bottagera" e con varie altre
prescrizioni, tra le quali quelle di operare la sfogliatura, affinché le uve possano
maturare, e di munirle di pali di castagno"].
La Chiavennasca è caratterizzata da un equilibrio vegeto-produttivo che risente molto
delle condizioni ambientali (terreno e clima), delle pratiche colturali e delle scelte
agronomiche.
E' infatti suscettibile ai freddi e alle piogge primaverili manifestando, in queste
condizioni, fenomeni di filatura dell'infiorescenza e colatura dei fiori. Influenza
negativa hanno anche le annate particolarmente piovose che possono determinare, con la
filatura, alternanze di produzione.
Per ottenere produzioni di eccellente qualità è necessario quindi operare una scelta
corretta delle aree di coltivazione, prediligendo quelle zone dove si raggiungono adeguate
somme termiche e di luminosità.
Il vitigno è caratterizzato da una notevole variabilità fenotipica che si manifesta
con una eterogeneità di caratteri morfologici relativi ai vari organi vegetativi e
riproduttivi. Questa ricchezza di caratteri permette di osservare nell'ambito della
varietà popolazione locale, gruppi di individui (biotipi) che differiscono tra loro. La
sua variabilità fenotipica è sicuramente ascrivibile a numerosi fattori, tra i quali non
è da escludere anche una componente genetica.
Già Pietro Ligari (13) nel 1752 descrive tre tipi di Chiavennasca cogliendo da attento
artista le diversità morfologiche della foglia e del grappolo. Al riguardo osserva:
"Alcuni vogliono che le Chiavennasche così da noi chiamate siano di cinque sorti, ma
io tengo l'upinione di non esserne più di tre, cioè una che produce il grappo grande ed
alquanto spiccato da l'uno all'altro grapello che sorte dallo stesso sgrazzo e parimenti
spiccata ne grani e fa le foglie morbide e quasi rotonde e poco intagliate all'intorno...
".
'La seconda fa grapoli meno grandi, ma alquanto più serrati di grani, con foglie
parimenti rotonde e poco intagliate, ma meno feconda della prima, ma di qualità di vino
eguale.
La terza si è quella chiamata intagliata per 19 che fa le foglie a guisa di quelle
selvatiche e produce grappoli di mezzana grandezza e molto vaga de grani; questa veramente
produce il vino migliore...
Anche Heinrich L. Lehmann (12) nel 1797 contraddistingue la Chiavennasca a seconda del
diverso grado di incisione del lembo fogliare in: "rossa non intagliata",
"rossa mediamente intagliata" e "rossa fortemente intagliata".
Carlo Gerini, Presidente della Commissione Ampelografica della Provincia di Sondrio nel
prospetto redatto nel 1882 (documento riportato in appendice), dei Comuni viticoli e dei
vitigni coltivati, a questo proposito distingue la Chiavennasca in "comune",
"piccola" e "intagliata".
Più recente è la descrizione del vitigno da parte di Alessandro Rota (18) che nel 1910
propone la suddivisione del "Chiavennasco" nei termini di "domestico o
chianvennascone", "intaglíato" e "chiavennaschino".
I nostri viticoltori individuano i seguenti tipi di Chiavennasca così denominati:
"ciavena~ sca", "ciavenaschin", "ciavenascon" e
"ciavenasca intagliata". Un'osservazione opportuna deve essere riportata a
riguardo del Chiavennaschino: ritenuto localmente un Nebbiolo, in realtà si tratta di
altra varietà nettamente distinta e descritta in seguito.
In considerazione di questa eterogeneità pare opportuno operare la selezione clonale di
ceppi portatori di caratteri qualificanti per produzioni enologiche (colore, corpo,
estratto e quadro dell'acidità).
Il biotipo di Chiavennasca descritto, portato in rappresentanza della varietà
popolazione presenta pregevoli caratteristiche ampelografiche, agronomiche e produttive ed
è stato individuato presso un'azienda del tiranese.
Sul territorio sono stati osservati altri biotip meritevoli di attenzione che si
differenziano oltre per la morfologia della foglia del grappolo e dell'acino anche per
vigoria, produttività e per gli aspetti fenologici.
3. Pignola
Sinonimi: Pignola valtellinese

CARATTERISTICHE AMPELOGRAFICHE
GERMOGLIO: apice aperto, abbondante!,mente lanugginoso verde-biancastro con lievi
sfumature rosate agli orli. i Foglioline apicali (da 1 a 3): di colore bianco verdastro
con orli verdi la verde giallastro con lievi sfumature bronzate e orli verdi la 2' e =la
3°; inferiormente cotonose.
Foglioline basali (4-5): verdi sfumate di giallo, 'inferiormente lanugginose con
setolosità diffusa sulle nervature anche di ordine inferiore.
TRALCIO ERBACEO ALLA FIORITUERA: contorno poco angoloso da rosso violaceo .a violaceo
sul lato dorsale, da striato ad abbondantemente striato di rosso sul lato ventrale. Tratto
apicale ricurvo.
FOGLIA ADULTA: di media dimensione, pentagonale, quinquelobata (talvolta eptalobata)
con lobi e seni dalla conformazione regolare.
Seno peziolare chiuso a V stretto sovente con dente sul bordo. Seni laterali inferiori per
lo più a U spesso con dente alla base o a V. Seni laterali superiori a U o a lira con
dente, talvolta chiusi con bordi leggermente sovrapposti.
Lembo lievemente piegato a coppa a superficie bollosa con margini revoluti.
La pagina inferiore è poco lanugginosa con nervature setolose di colore verde alla base.
Denti poco pronunciati a margini tendenzialmente convessi.
Picciolo verde o appena sfumato di rosa vicino al lembo.
INFIORESCENZA: fiore ermafrodita con numero di infiorescenze da 1, 1 a 2 per germoglio.
GRAPPOLO A MATURITA: piccolo o medio-piccolo, generalmente cilindrico corto con 1-2
brevi ali oppure piramidale più allungato con 3-5 ali (le prime più pronunciate)
disposte ortogonalmente tra loro. Grappolo leggermente arcuato, molto compatto nella
porzione mediana e distale, dove gli acini risultano fortemente schiacciati tra loro.
Peduncolo molto corto e verde, ma anche di consistenza semilegnosa.
ACINO: medio-piccolo (2.05 g), sferoidale o leggermente appiattito se non compresso
(d.e./d.I.=0.99), diviene piriforme per effetto della compressione esercitata tra gli
acini. L'effetto della compressione è particolarmente evidente nella porzione mediana e
distale del grappolo. Buccia pruinosa, sottile di colore rosso scuro-violetto vicino al
cercine, diviene bleu-nero intenso nella parte esposta al sole.
Polpa non colorata e sapida. Succo con toni molto marcati.
Pedicello molto corto e verde come il cercine.
FENOLOGIA:
- Epoca di germogliamento: prima decade di aprile, contemporanea alla Chiavennasca. Lo
sviluppo iniziale del giovane germoglio è più rallentato, che si presenta ingrossato con
un caratteristico portamento assurgente. Perfetto è l'equilibrio vegetativo
sull'archetto.
- Epoca di fioritura: primi decade di giugno, rispecchia la situazione media della
Chiavennasca.
- Epoca di maturazione: l'invaiatura si verifica alla seconda dacade di agosto coincidendo
la Chiavennasca, mentre la successiva colorazione dei grappoli è più ritardata. La
maturazione è comunque contemporanea.
CARATTERISTICHE ED ATTITUDINI COLTURALI:
- Vigoria: buona, tralci con internodi poco allungati (in particolare i primi) ed
ingrossati.
- Produzione: buona e costante.
- Potatura: corta e ricca. Vitigno con una buona fertilità basale. Nel sistema di
allevamento tradizionale si conservano 24-28 gemme distribuite su tre o quattro capi a
frutto ed uno sperone.
- Resistenza alle malattie: sensibilità all'oidio che si manifesta in misura maggiore nel
periodo che segue l'allegagione. Risulta inoltre sensibile alla muffa grigia per andamenti
climatici sfavorevoli nel periodo della maturazione. Buona la resistenza alla peronospora.
- Posizione del primo germoglio fruttifero: secondo nodo, ma anche il primo.
- Fertilità potenziale media delle gemme: 1,52.
- Fertilità potenziale delle prime quattro gemme: 1,28.
- Fertilità reale media delle gemme: 1,27.
UTILIZZAZIONE:
Vitigno raccomandato che concorre all'uvaggio nella produzione dei vini classici di
Valtellina ai quali conferisce colore e sapidità (gusto di nocciola). Il mosto ha una
buona gradazione zuccherina.
La Pignola trova le condizioni ottimali di coltivazione sui terrazzi più esposti e di
media altitudine, dove raggiunge i migliori standard qualitativi.

Vitigno fertile dotato di buona resistenza ai freddi e alle piogge primaverili, non
soggetto alla filatura dell'infiorescenza. Il giovane germoglio, dal caratteristico
portamento eretto, è poco suscettibile all'azione di stroncamento del vento.
Il grappolo allo stadio erbaceo ha una buona resistenza all'azione fisico-meccanica della
grandine e una rapida capacità di cicatrizzazione dei tessuti.
Il termine Pignola si ricollega a "Pignolo o pigna" quasi a comprovare una
similitudine tra i grappoli e i frutti dell'abete.
Nel tiranese è largamente diffuso anche un tipo di Pignola denominato
"Berolda". Tale 26 biotipo pur presentando delle profonde analogie con la
Pignola valtellinese, si è distinto per la precocità di germogliamento e di maturazione.
A livello morfologico alcune piccole differenze sono legate alla grandezza della foglia e
dell'acino, che in tutte le verifiche si sono dimostrate inferiori.
La sua affermazione in un areale così ristretto può essere sicuramente ascritta alla
precocità di maturazione, caratteristica che permette di sfruttare luoghi dove la
stagione vegetatìva è più breve.
4.Rossola
Sinonimi: Rossola nera.

CARATTERISTICHE AMPELOGRAFICHE
GERMOGLIO: apice aperto, abbondantemente lanugginoso, bianco-verdastro, con orli appena
rosati.
Foglioline apicali (da I a 3): di colore biancastro e orli verdi con lievi sfumature
rosate la l', lucide e di colore verde chiaro-giallastro e orli verdi la 2' e la 3°;
inferiormente cotonose. Foglioline basali (4-5): anch'esse lucide, verdi chiare,
inferiormente lanugginose o molto lanugginose.
TRALCIO ERBACEO ALLA FIORITURA: contorno liscio di colore verde abbondantemente striato
di rosso sul lato dorsale, verde sfumato di rosso sul lato ventrale. Tratto apicale a
pastorale.
FOGLIA ADULTA: medio-piccola o di media dimensione, cuneiforme, quinquelobata o
trilobata, con seni laterali inferiori poco sviluppati o appena accennati.
Seno peziolare poco aperto a U+V o a lira (talora chiuso). Seni laterali inferiori a V
aperta, meno frequentemente a U. Seni laterali superiori a U o a lira con bordi
sovrapposti, ma anche a V aperta. Lembo lucido spesso di colore verde carico, e profilo
piegato a coppa con margini ondulati e nettamente revoluti.
Caratteristica è la colorazione violacea molto intensa che compare sull'orlatura della
foglia all'invaiatura e si estende successivamente all'intera lamina. Dentatura abbastanza
accentuata, denti da poco a mediamente pronunciati a base larga e margini convessi o
concavi-convessi. La pagina superiore è glabra, mentre quella inferiore è lanugginosa
con setolosità diffusa sulle nervature. Picciolo abbondantemente sfumato di rosa scuro.
INFIORESCENZA: fiore ermafrodita con numero di infiorescenze da 1. 1 a 2 per germoglio.
GRAPPOLO A MATURITA': medio-piccolo, cilindrico o piramidale, corto, con ali brevi e
sovente con grappolino peduncolare sviluppato. Il grappolo ha un aspetto compatto o molto
compatto.
Peduncolo molto corto e verde.
ACINO: medio (2.31 g), sferoidale (d.e./d.I.= 0.98) diviene piriforme per effetto della
compressione tra gli acini. Buccia sottile, mediamente pruinosa, di colore verde-giallo
con sfumature rosate vicino al cercine, si pigmenta di rosa o rosso-violetto nella parte
esposta al sole. Pertanto la colorazione dell'epidermide non è uniforme e la sua
intensità è legata in particolare alla carica produttiva.
Polpa succosa, molle, non colorata, dal sapore semplice e acidulo.
Pedicello corto, verde con cercine verde e piccolo.
FENOLOGIA
- Epoca di germogliamento: prima decade di aprile, lievemente in anticipo rispetto alla
Chiavennasca.
- Epoca di fioritura prima decade di giugno, in lieve anticipo sulla Chiavennasca.
- Epoca di maturazione: l'invaiatura si verifica alla seconda decade di agosto, la
successiva colorazione del grappolo rispecchia la situazione media della Chiavennasca
così come la maturazione fisiologica.
CARATTERISTICHE ED ATTITUDINI COLTURALI
- Vigoria: elevata.
- Produzione: costante ed elevata.
- Potatura: ricca, 24-28 gemme per ceppo distribuite su 3-4 capi a frutto nella
tradizionale forma di allevamento. La fertilità è elevata compresa quella basale.
- Resistenza alle malattie: sensibile all'oidio e alla muffa grigia nelle annate con
decorso autunnale piovoso.
- Posizione del primo germoglio fruttifero: secondo nodo, ma anche il primo (dal terzo
nodo anche due grappoli per germoglio).
- Fertilità potenziale media delle gemme:1,68.
- Fertilità potenziale delle prime quattro gemme: 1,36.
- Fertilità reale media delle gemme: 1,27.
UTILIZZAZIONE
Vitigno raccomandato, che riveste una certa importanza per la viticoltura locale e che
partecipa all'uvaggio nella produzione dei vini classici di Valtellina. Nella percentuale
variabile dal 5 al 25%, conferisce al vino un'adeguata acidità favorendone la
conservazione e l'invecchiamento.
Ubiquitario, lo si coltiva nei terreni di fondovalle come anche sui terrazzi in quota
dimostrando una buona adattabilità ai diversi ambienti. La Rossola in tutte le situazioni
mostra vigoria accentuata e già dalla fase successiva al germogliamento, lo sviluppo
vegetativo è più avanzato rispetto alla Chiavennasca. 1 giovani germogli hanno vigoria
uniforme sull'archetto.
Il tralcio legnoso ha internodi mediamente allungati e assai ingrossati con gemme di
controcchio sviluppate e fertili. Buona è la resistenza ai ritorni di freddo primaverili
che non inducono filatura dell'infiorescenza. Per tali peculiarità la Rossola non è
soggetta ad alternanza di produzione.

In Valtellina, il vitigno, è di antica tradizione colturale. La sua coltivazione è
comprovata sin dall'inizio del XVII secolo (5).
"...Pondo unum cum dimidio uvarum albarum pulchrarum et maturarum.. necnon condia
quatuor vini.. aut ipsas uvas sufficientes pro exprimendo dicto vino, ad computum pondo
sexdecim cum dimidio uvarum pro singula condio vini... et quod dictus Thognolus emphiteota
non possit nec valeat planctare nec habere in dicto fundo vineato aliud genus vitium quam,
ut valgo dicitur Chiuinasche, Pignole, Rossoladure, et his similia.." Vale a dire
"..concessione a livello di un vigneto per l'annuo canone di un peso e mezzo (circa
kg 12,30) di uva bianca bella e matura e di quattro condi di vino o 16 pesi e mezzo di uva
per condio, con divieto di tenere nel fondo uve di qualità diversa dalla Ciuvinasca
Pignola, Rossola e simili".
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