| VALTELLINA VIGNETI TRA LE ROCCE La vite costituisce da sempre una costante
nellagricoltura della Valtellina e le sua coltura, durante i secoli ha assunto un
ruolo determinante nelle storia di questa Valle, modificandone il paesaggio agrario e
condizionando la vita economica dei suoi abitanti.
Furono probabilmente gli Etruschi ad insegnare alle popolazioni celto-liguri le
tecniche adeguate per la coltivazione della vite e già al tempo dei Romani, il commercio
del vino che si faceva attraverso i passi tra le Alpi, creò le condizioni per far
apprezzare da un poeta come Virgilio il vino retico. Ma furono soprattutto i monaci che
iniziarono linterminabile opera di bonifiche, roncature e terrazzamenti che
permisero la coltivazione più idonea della vite lungo il versante retico, più favorito
secondo fattori pedoclimatici.
Il vino che si produceva in Valtellina e in Valchiavenna venne apprezzato nei secoli
per le sue qualità organolettiche superiori a quelle dei vini in circolazione a quei
tempi, lelevata gradazione alcolica e le presenza di tannini nobili ne facilitavano
infatti il trasporto senza alterarne la qualità, addirittura questa migliorava se il vino
veniva conservato e trasportato in regioni a clima freddo. Questa fu la fortuna della
comunità di Bormio che seppe costruire intorno al commercio dei vini valtellinesi una
formidabile organizzazione che permise a questi prodotti enologici di essere conosciuti in
Paesi quali la Germania, lUngheria e anche fino in Inghilterra.
Re e sovrani del mondo antico si contendevano i vini valtellinesi a colpi di privilegi,
come prima i Visconti e poi gli Sforza, lo stesso re inglese Giorgio I decantò le
qualità dello Sforzato e Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte,
se ne andò da Tirano nel 1797 con un grosso carico di botti di vino valtellinese.
Appare probabile anche lipotesi che gli svizzeri dei Grigioni si impossessassero
nel 1512 della Valtellina e Valchiavenna proprio per gestire il monopolio del vino e
sappiamo con certezza, grazie ad alcuni documenti scoperti dallo storico di Tirano Diego
Zoia, che fino dai primi anni del loro dominio, vennero emanate disposizioni che
obbligavano gli agricoltori a coltivare solo quei vitigni storici che ancor oggi
compongono gli uvaggi dei vini a Docg della Provincia di Sondrio: il Nebbiolo
(Chiavennasca), la Rossola, la Pignola e la Brugnola, una sorta di disciplinare di
produzione per garantire la qualità di una ben precisa Denominazione di origine.
Oltre dieci secoli di tradizioni enologica di cui oggi il Consorzio di tutela vini di
Valtellina si sente garante e intende proseguire lopera di intere generazioni di
viticoltori che nei secoli non hanno mai abbandonato questa meravigliosa terra.
Il Consorzio rinnovato con un nuovo Statuto nel 1997 è attualmente impegnato nel
consolidamento della filiera vitivinicola.
La filiera vitivinicola della Provincia di Sondrio che raggruppa oltre 4000 piccoli
viticoltori e 20 aziende imbottigliatrici sparse sul territorio italiano e anche su quello
svizzero, gha oltre che unimportanza fondamentale nelleconomia della
Provincia, anche un ruolo decisivo nella salvaguardia dellambiente permettendo il
mantenimento di una viticoltura eroica e programmandone il suo futuro.
Gli obiettivi del Consorzio di tutela vini di Valtellina sono tutti importanti e
prioritari e vengono decisi e confrontati con le istituzioni quali la Camera di Commercio,
la Provincia di Sondrio e la Regione Lombardia, avvalendosi dellopera delle
Fondazione di studi superiori Fojanini.
Tra le priorità vi è la tutela della qualità, che si realizza grazie ad un nuovo
regolamento di produzione che prevede un controllo maggiore sulle uve e
sullimbottigliamento.
Queste misure sono state assunte a corollario del raggiungimento della pregiata
Denominazione di origine controllata e garantita con la quale i vini di Valtellina si
possono fregiare dalla vendemmia 1998.
Riguardo agli adempimenti della Legge 164, il Consorzio ha già iniziato il nuovo Catasto
viticolo dei vigneti, che sta apportando un riordino nel quadro della distribuzione
fondiaria, uno sforzo di identità che aiuta alla filiera a conoscere le proprie
possibilità economiche.
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Tra gli obbiettivi raggiunti il Consorzio è lieto di constatare una maggiore unità
allinterno della filiera con ladesione delle aziende imbottigliatrici svizzere
che per la prima volta questanno presentano sul mercato italiano la loro produzione.
Questa unità di filiera è stata ben rappresentata anche al Vinitaly 2000, dove tutte le
aziende della Provincia di Sondrio hanno offerto in degustazione le loro produzioni con
una pregiata anteprima della vendemmia 1997, un annata da ricordare nel ghota dei vini di
Valtellina.
Infine gli obiettivi futuri, tra i quali sicuramente la promozione dei vini Docg, le cui
prime bottiglie saranno immesse sul mercato a dicembre 2000 e il riconoscimento della Docg
per il Valtellina Sforzato, un gioiello enologico che solo la Provincia di Sondrio è in
grado di offrire al mondo. |
I VINI DI VALTELLINA "LA STORIA IN UN BICCHIERE"
Uno degli aspetti più importanti e affascinanti dei vini della Provincia di Sondrio è
quello di coniugare in modo ottimale la qualità del prodotto con lambiente che lo
circonda in fatto di territorio, di uomini e di storia.
La Valtellina con oltre dieci secoli di storia e di tradizioni enologica è forse
quella che per prima ha raccolto in epoca moderna (dopo la scoperta dellAmerica da
parte di C.Colombo) il modo di coltivare la vite intensivo di greci e romani e ha
sviluppato un commercio del vino a così alto livello che condizionò la costruzione del
paesaggio del versante retico così importante oggi per la salvaguardia idrogeologica
anche del fondo valle.
In un bicchiere di vino della Valtellina si beve un panorama vasto de sensazioni,
allinterno delle quali la memoria storica presenta un fascino particolare perché
nonostante levoluzione tecnologica, sempre più veloce e tracotante, la storia ci
lega allambiente, al paesaggio.
La storia della vitivinicoltura della Valtellina è quindi una ricchezza ulteriore per
valorizzare oltre che i meravigliosi vini prodotti a cavallo del millennio, tra tradizione
e innovazione, anche lambiente che ci circonda; lideale abbinamento per gli
altri prodotti tipici e per la gustosa gastronomia valtellinese; una lezione alle nuove
generazioni per comprendere che va ripreso il lavoro di coloro che li hanno preceduti.
Tra i primi a testimoniare in epoca moderna il carattere impetuoso dei vini della
Valtellina fu lingegnoso Leonardo Da Vinci (1452-1519) che scrisse: "Voltolina,
comè detto, valle circundata dalti e terribili monti, fa vini potenti assai,
e fa tanto bestiame, che da paesani è concluso nascevi più latte che vino".
Codice Atlantico 214 r.e.
Un centinaio di anni dopo Ortensio Lando (1550) nel Commentario de le più notabili
e mostruose cose dItalia, che può essere considerata la prima guida
enogastronomica di quella che non era ancora lItalia, scriveva riguardo la
Valtellina:
"Val Telina,
Hor qui bevei vino dolcissimo, et insieme piccante, il quale
non nuotando nel stomaco, secondo la proprietà di vini dolci, ma cercando tutti i meati
del corpo, miracolosamente conforta chiunque ne beva. Quivi sono vini stomatici,
odoriferi, ckaretti, tondi, raspanti, et mordenti".
In particolare essendo stato ospitato a Teglio, nel celebre palazzo di Azzo Besta,
probabilmente il Lando fu il primo a scrivere circa lo Sforzato dicendo che "bevei di
un vino detto il vino delle sgonfiate [uve appassite], credo fermamente chegli sia
il miglior, che al mondo si beva". Quel vino era talmente potente, "di potentia
uguale a Iddio", che sera veduto più volte "linferno"
abbandonato da medici, et per morto da cari parenti pianto, et solo col vino delle
sgonfiate essersi risanato".
Commentario de le più notabili e mostruose cose dItalia, Venezia 1550
Nel biennio 1587 88, Giovanni Guler Von Weineck, fu governatore Grigione
della Valtellina e fu così appasionato dei "suoi" possedimenti che scrisse un
volume RETIA (1616), regalando così ai posteri notizie preziose intorno ai vini
prodotti in Valtellina e soprattutto riguardo ai vini "speciali" prodotto con
uve appassite.
"Il vino che si produce è bianco e rosso; ma per altro il bianco è assai scarso. Le
qualità del vino Valtellinese sono molte e svariate, a seconda delle viti e delle
posizioni dove crescono, nonché della differente coltivazione e lavorazione.
Un certo vino lo si prepara con grappoli sceltissimi, ponendolo in piccole botticelle
allaperto e alla luce, sul solaio dove si trasforma in amabile e generosa Malvasia.
Si appresta anche un buon vino dolce che viene chiamato vino passito dalla maniera con cui
i grappoli, dopo essere colti, vengono esposti sulla paglia per certo tempo, prima di
essere pigiati".
Raetia, 1616.
Dagli studi dello storico valtellinese Diego Zoia, soprattutto in documenti
seicenteschi della zona di Tirano, risulta che nell"Hostaria granda" di
Tirano esisteva addirittura un locale per la degustazione di un vino Aromatico e che il
prezzo dei vini speciali ottenuti dallappassimento era notevolmente più alto di
quelli comuni.
La specializzazione nella coltivazione della vite, e di alcuni vitigni in particolare,
come la Chiavennasca, volute dai Grigioni, appare ancora più comprensibile alla luce dei
documenti ritrovati dallo storico di Tirano Diego Zoia.
In questo caso siamo in presenza del primo documento che chiramente riporta il nome
Chiavennasca.
Pergamena del 27 novembre 1595
"
obligati sint fundum suprascriptum vineatum redimere et
plantatum vitibus vulgari sermone appellatis Chiuinasche
" [vigna concessa a
livello con lonore di ripristinare a coltura il fondo a regime oppolativo piantando
viti dette in volgare "Ciuvinasca"].
Contratto di concessione a livello conservato presso lArchivio municipale di
Tirano -Fondo del Santuario della Beata Vergine, pergamena n.1087,segnalazione di Diego
Zoia.
- I vini della Valtellina oltre che le frontiere svizzere varvano quelle delle strade
dirette allEst, verso Brescia e Venezia.
- Nel 1601 si legge nei "Curiosi trattenimenti continenti ragguagli sacri e
profani de Popoli Camuni" opera del p. Gregorio di Valcamonica:
| "Straordinaria difficoltà incontra Val Camonica nellestrazione dei vini
dalla Val Tellina per insolita opposizione de i Podestà di Teglio e di Tiranno, e lor
ministri, Obliantj le passate concessioni fatte dallEccelse Leghe de Signori
Grigioni, e risentivano di ciò tutte le genti della parte superiore dessa Valle non
poca pena restando prive di quella commoda e necessaria bevenda, e del ordinario lor gusto
di quel licore, che accolto nei bicchieri, odora come da Viole, splende come Ambra &
arde come Rubino e bevendosi, con teneri scherzi saltando verso le pupille, pare inviti a
deliberarlo prima con gli occhi, che con le labbra". Curiosi trattenimenti
continenti ragguagli sacri e profani dè Popoli Camuni" opera del P. Gragorio di
Valcamonica consegnata allalta eccellenza di Giovan Francesco Gonzaga, duca di
Sabbioneta, Venezia, 1698. |
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Fondamentale per la storia del pregio dei vini, della Valtellina è lapporto dato
dalla famiglia Salis.
La produzione e il commercio del vino furono fin dagli inizi della loro permanenza in
Valle una conseguenza logica dei pagamenti dei fitti e livelli che venivano, data la
preziosità della materia prima, pagati in uva o mosto alla casa Salis.
Un documento in particolare attesta a fine secolo XVII lobbligo di coltivare solo
determinati vitigni.
- 3 settembre 1696, documento cartaceo.
Nel quale si obbliga i massari delle vigna di Masegra (presso Sondrio) di proprietà
dei conti Salis a piantare e coltivare in detta vigna vitigni di Chiavennasca, Bersamina,
Bressana o Pagana e fare miglioramenti utili alla coltura.
Da: Documenti di famiglia Archivio Palazzo Salis di Tirano, segnalazione di
Guido Montaldo.
Anche il pittore Pietro Ligari, amante della Valtellina e delle sue vigne, non poteva
rimanere insensibile ad una così "eroica coltivazione" e nei suoi ragionamenti
sullagricoltura dipinse un quadro esauriente sulle forme di allevamento e sui
vitigni coltivati.
Pietro Ligari 1686 1752
Ragionamento decimoquarto
"Moltissime sono le spezialità delle viti che producono frutto assai diverso
luno dallaltro. Alcuni vogliono che le Chiavennasche così da noi chiamate
siano di cinque sorti ma io tengo lopinione di non esservene più di tre.
Le viti Bersane così chiamate nel paese nostro si potrebbero chiamare piuttosto Balsamine
del longo conservarsi che fa luva di queste viti, la quale sospesa con lacci ed
attaccata nelle stanze ariose, tramuta il sapore di uva in altro consimile a cose
balsamiche.
Le viti duva Rossola, la quale dà grappoli fissi e serrati di colore piuttosto
rossigno da cui ha il nome di Rossola. Il suo vino è di poco colore, ma di conveniente
sapore e però fatto da sé solo inganna chi lo beve con libertà, credendolo leggero,
mentre in gagliardezza poi lo scuoprono fumoso ed indigesto più dogni altro.
Dai "Ragionamenti dAgricoltura", Sondrio, Banca popolare, 1988
Trattando sempre di cronache, cioè di libri o testimonianze raccontate dai personaggi
più o meno famosi (un dubbio rimane sempre sulla legittimità dellinformatore), il
severo abate Francesco saverio Quadrio, nel 1755, pubblicò le sue celebri "Dissertazioni
critico-storiche intorno alla Rezia di qua delle Alpi"nelle quali descriveva come
già compiute le opere di terrazzamento, ma anche un commercio avviato del vino
valtellinese e di vini speciali (Aromatico), molto ricercati addirittura fino in
Inghilterra.
"Il vino è ciò che vi ha di più considerabile e la più grande entrata del
paese. I filari vi portan degrappoli duna grossezza prodigiosa e ve nha
di tali grappoli, che hanno fin 450 e 460 grani duva. Il vino è squisitissimo e
assai stimato in tutto il paese intorno.
Eglino hanno tra gli altri un certo vino che nominano Aromatico che è un licore
straordinario con un gusto daroma e forte come lAcquavite.
La qualità di tal vino nè la sola cagione. Esso che vince colla dolcezza e
soavità tutti i vini del mondo, come scrive il Cluverio e che colla sua generosità
guadagna vigore dagli anni e resiste ad ogni clima, tal riputazione si ha guadagnata, che
non pure le parti vicini d'Italia e la Rezia contigua se ne provvengono;ma
lElvezia, il Tirolo, la Svezia, la Baviera, lAustria, la Boemia, la Polonia,
lOllanda e fin lInghilterra ne fanno ricerca; nella qual ultima Isola
condottone ai miei giorni un bastimento fu apprezzato da quei Milordi e dallo stesso Re
Giorgio I.
Benedetto Da: Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua delle Alpi,
oggi detta Valtellina al santissimo Padre XIV P.O.M. dallabate, Milano, società
Palatina, 1755.
Di vini speciali ottenuti con lappassimenti delle uve, sia Aromatico che
Sforzato, ne parla Filippo Massara medico operante in Valtellina, che scrisse nel 1834.
"Farò pur motto in questo luogo il più brevemente che per me si potrà di alcuni
vini particolari o di lusso che gli agiati valtellinesi amano procacciarsi per uso proprio
o degli amici ed ospiti loro verso dei quali sono essi in generale inestimabilmente
cortesi". Alcuni di questi vini si bevono ed altri susano nelle vivande: i
principali sono i seguenti:
Un vino rosso che dicesi sforzato, fatto colla miglior uva nera appasita e che si lascia
lentamente fermentare in vani chiusi.
Unaltra specie di vino aromatico si fa col mosto delle uve migliori bollito in una
caldaia sino alla riduzione di circa i due terzi.
Non tralasciò di parlare dei vini della Valtellina anche Cesare Cantù, che nel 1859,
nella Grande Illustrazione del lombardo veneto, notava che:
"Sono grandemente lodati quei [vini] di Sassella, Grumello, Inferno, Ronscio,
Grigione tutti attorno a Sondrio, poi quelli di Teglio, Bianzone, Villa, Tirano e
migliorane assai portandosi in dentro; abbondano di alcol e di gas acido carbonico,
scarseggiando di materia colorante e contengono molto acido tartarico.
Era lodato anche il vino sforzato di tirano, Villa, Bianzone e laromatico che
massime a Chiavenna faceasi duva appasita e teneasi in botti che non si vuotavano
mai, ma ogni anni si rincapellavano".
Da: Grande Illustrazione del lombardo veneto vol.V, Milano, Corona e
Caimi, 1859.
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